TOPOLINO

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TOPOLINO
09.12.18 – 27.01.2019
Opening domenica 9 dicembre dalle ore 11

In occasione dell’apertura del Centro di Documentazione Cartaceoe dell’ampliamento della Biblioteca, il Castello di Rivara augura a tutti Buon Natale e Buon Anno Nuovo con una mostra dal titolo ‘Topolino’. Ad attendere il visitatore ci saranno 2300 fumetti, disposti variamente, nella manica neobarocca del Castello Nuovo. La mostra, se concepita in un museo di Arte Contemporanea, stimola la curiosità e la fascinazione per un sistema di segni in chiaro. Il fumetto più famoso al mondo e la possibilità di potersi arrendere di fronte a ciò che è semplice, immediato.

Al di là della natura di ogni linguaggio e della pratica dell’arte visiva, infatti, vi è una sorta di perenne, indefinita battaglia tra mistero e decodifica,tra creazione dei contenuti e critica, insomma tra chi cerca nuove strade e chi media l’esistente, tra chi si lancia oltre la siepe e chi riporta tutto a casa.
L’indotto della decifrazione segnica e l’esposizione tout-courtsono, a pensarci, l’impalcatura stessa del mondo dell’arte contemporanea.

Ma già se si parla di fumetti, e nello specifico quando si parla di Topolino, quella dialettica scompare a favore di una definizione che chiameremo, come già detto, in chiaro.
Questa espressione, lungi dall’ignorare la complessità del lavoro, sta piuttosto a testimoniare uno dei più esaltanti aspetti dell’operazione:l’estasi dell’imparare, il godimento del ri-conoscere, il piacere e la curiosità dei perchémultipli che si trasformano in risposte comprensibili, plausibili, chiarificate. Nel corso delle stagioni Topolino disegna un grande affresco e un’equilibrata combinazione di infanzia ed età adulta, attraverso l’uso di personaggi che, nel manifestarsi in rapporto tra di loro, propongono la visione di una sorta di gioco dell’educazione civica. Un’ode razionale fatta di regressioni allegre, controllate ed espresse nelle potenti ramificazioni del formato settimanale. Fulmineo ma prezioso, come il pensiero e il segno di questi artisti dell’immaginario sconosciuti ai più.

Testo di Fabio Vito Lacertosa

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