SIMONE BENEDETTO – TEDDY BEAR

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SIMONE BENEDETTO

TEDDY BEAR

Opening Domenica 14 Aprile dalle ore 11

In un’epoca di naturalizzazione quotidiana della tecnologia portatile, Simone Benedetto si interroga sul peso reale degli elementi. Alla miniaturizzazione dei processi – immersiva ed infida forma di inserto nella memoria – , Benedetto risponde con un gigantismo cavo e una prorompente innocenza da orsacchiotto-godzilla. Alla facilità con cui è possibile reperire immagini e video dai contenuti violenti o pornografici da parte di bambini e ragazzi, Benedetto oppone i suoi orsetti giganti come guardiani, ma più che icone della difesa essi sono troll, intralcio, ostacoli piazzati davanti all’ingranaggio del flusso informativo divenuto inarrestabile.  Sfumatura censoria, nascondimento dell’orizzonte visivo, attivatori di innocenza da vedersi come possibilità/opportunità di non sapere. L’opera di Benedetto, che pur risente di modelli importanti, da Claes Oldenburg a Jeff Koons, Paul McCarthy e Charles Ray su tutti, si manifesta dunque come una possibilità di giocare attraverso la sospensione dello sguardo. Gli elementi della seduzione sulla pelle – le armi e le pezze – esauriscono infatti il loro potenziale nel proprio doppio ludico-difensivo: la pelle dell’orso come luogo simbolico del passaggio. Una sintesi dell’essere tradotti nell’età adulta, proposta ad adulti affinché non sia sottaciuta la narrazione generazionale; il tutto all’interno di un processo di selezione che ha continuamente bisogno di immagini grandi per non cedere alla normalità schiacciante delle ‘immaginette’. Sofferta, esemplare, retroattiva: una pelle dell’orso da vendere cara.

testo di Fabio Vito Lacertosa

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