NON AVERE TIMORE

Roberto Pietrosanti – Giovanni Lindo Ferretti

Con le immagini di Leonardo Aquilino

29.05.2016 – 31.07.2016

Il Castello di Rivara Museo d’Arte Contemporanea presenta Non avere timore, opera sul tema dell’Annunciazione, nata da un’idea di Roberto Pietrosanti e cresciuta in un conversare con Giovanni Lindo Ferretti.

A corredo dei nove mesi di lavoro, le immagini di Leonardo Aquilino colgono il colloquio muto di uomini e animali, il palpitare della natura: ritratti, azioni, relazioni, paesaggi…

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NON AVERE TIMORE

Roberto Pietrosanti – Giovanni Lindo Ferretti

Con le immagini di Leonardo Aquilino

29.05.2016 – 31.07.2016

Il Castello di Rivara Museo d’Arte Contemporanea presenta Non avere timore, opera sul tema dell’Annunciazione, nata da un’idea di Roberto Pietrosanti e cresciuta in un conversare con Giovanni Lindo Ferretti.

A corredo dei nove mesi di lavoro, le immagini di Leonardo Aquilino colgono il colloquio muto di uomini e animali, il palpitare della natura: ritratti, azioni, relazioni, paesaggi.

“A fine anni ‘90 ho iniziato un ciclo di opere dedicate all’idea di “voce”, della quale cercavo di cogliere una sorta di anatomia.

La voce è un tema complesso da rappresentare visivamente. L’arte è più una silenziosa generatrice di dialoghi interiori.

Uno spolvero di Francis Bacon è stato per me un’illuminazione: nella traccia su tela per una delle sue figure urlanti c’era già tutto quello che volevo ottenere dai nuovi lavori in cantiere, una potenza misteriosa… 

In precedenza mi avevano suggestionato altre opere: il movimento di torsione nel David di Bernini – si ha quasi l’impressione di “udire” lo sforzo muscolare in atto -, il movimento di ritrazione nel Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio, che genera un urlo smorzato, o il rantolo del potere nel Ritratto di Papa Innocenzo X  di Velázquez…

La storia dell’arte in tal senso è ricca di fascinazioni, anche molto efficaci; pian piano sono risalito alle origini iconografiche della voce, giungendo a uno dei temi prediletti dell’arte di tutti i tempi: l’Annunciazione.”

È possibile una rappresentazione estranea all’immaginario che ha nutrito la cristianità negli ultimi due millenni? Siamo all’origine del mistero dell’Incarnazione, un attimo eterno, appena prima che l’Angelo pronunci: – non avere timore –

Cosa è il timore? Come figurarlo ai nostri occhi? Ecco comporsi l’idea di una iconostasi materica a separare gli spazi dell’esposizione.

Pietrosanti e Ferretti si sono interrogati su quell’attimo eterno in cui una voce cambia il destino dell’umanità: una sospensione, una brezza leggera. Niente sarà più come prima.

Tra i due è un viavai di “pizzini” – pubblicati nel libro d’arte in edizione limitata che accompagna la mostra -, foglietti scritti a mano, passati con sospetto e pudore, a dare senso al fare o a interpretare ciò che è in potenza e chiede di essere atto.

Ci vorranno nove mesi di lavoro per definirla e farne un’opera in cui bellezza e paura si fondono: arabeschi di armi che traforano lastre di acciaio sagomate come trittici trecenteschi.

Nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, a Cerreto d’Alpi, in una stanzetta di legno odorosa di resine e avvolta in spirali d’incenso come muta orazione – cella di un operoso monastero senza Abate a governarlo – decine di migliaia di capocchie di spilli vanno a comporre un segno vorticoso. Lucenti tracce di oreficerie granulari nate e morte con le mitologie dei popoli in cammino nelle steppe d’Asia, al seguito del sole, verso occidente. Opache mappe criptate per navigatori astrali di là da venire ma già allertati.

Nel retro delle tele, nascosti allo sguardo ma incombenti, interminabili sequenze acuminate, legioni di spilli, in attesa del soffio che, facendoli vibrare, li metta in risonanza. Un suono latente che possiede capacità di distruzione, per implosione. Un suono soave che si fa parola rassicurante: non avere timore.

Poi ciò che deve accadere, accade.