COMINGOING – ENRICO IULIANO

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COMINGOING – ENRICO IULIANO

20.03 – 20.05.2016

Iuliano mette in scena l’impercettibile movimento compiuto dalle opere esposte: una serie di lavori realizzati tra il 2005/08 in cui vespe e apecar diventano il tramite per lo scorrimento di un fluido rosso che prende le forme del metallo e dei vetri che lo contengono, in un gioco di contrasti cromatici e plastici di notevole impatto visivo. Una grande installazione di oltre sedici metri occupa la sala principale delle scuderie del castello. In un’altra stanza con il recente “Bianco HD” l’artista crea un ambiente in cui lo spettatore è circondato da levigatissime forme idealmente connesse fra loro che saturano lo spazio con invisibili oscillazioni. Iuliano utilizza le carrozzerie di mezzi di trasporto a due, tre o quattro ruote, ripulite delle vernici e inserite in vasche di lamiera zincata. La loro forma già ben caratterizzata diventa canale per lo scorrimento di un liquido trasparente e rosso che salta e fluisce tra le parti in un ciclo continuo ricco di diramazioni e suoni acquei sommessi. Il disegno che il metallo denudato detta allo sguardo, appare dominato da una continuità di tratto imposto dal colore naturale e dai suoi riflessi freddi. Gli oggetti utilizzati sono quelli di un mondo reale e affettivo che hanno riempito un certo passato e acquistato significato proprio per la loro vicinanza costante all’artista. Le operazioni che compie, la sverniciatura, l’asportazione di quasi tutte le parti non metalliche o motorie, il completamento di eventuali vuoti innaturali, cerca di riportare questi prodotti industriali a uno stadio quasi primigenio in cui la materia recupera il senso di una massa ancora plasmabile ma contemporaneamente plasmata dal deterioramento fisiologico e dagli usi e vissuti stratificatisi…In tutte l’acqua, importante generatrice di suggestioni sonore, non ha mai un suo ipotetico contenitore che la costringa ma è un liquido che fluisce libero di assumere la forma che le condizioni ambientali permettono.

Estratto dal testo “Gli oggetti pensanti” di Fabrizio Parachini, per la personale “Ink” Ermanno Tedeschi Gallery, Torino, Novembre, 2006.

Ancora un’altra soglia, e ci accoglie lo spazio immacolato di Bianco HD, un ambiente in cui Iuliano ha collocato una recentissima serie di opere. Le forme sono familiari, così come la loro dislocazione nello spazio: si tratta di elementi a prima vista identici a monitor, hard disk, schermi, tablet, collocati a parete, su mensole, a fianco o sopra a un tavolo. Ma, a ben guardare, le proporzioni e le linee sono più o meno sottilmente modificate rispetto agli oggetti di cui quotidianamente ci serviamo, e la materia di cui queste opere sono fatte è il ferro, che, sotto la rassicurante verniciatura bianca, rimane qua e là visibile in corrispondenza di un angolo o di uno spigolo. Solo poche presenze di colore interrompono il candore asettico di questo ambiente, con tre microschermi su cui sono inscritti i termini che tautologicamente li descrivono: “save screen” “salvaschermo” “tempo reale”. E il tempo è la figura chiave di questa installazione, un tempo sospeso, una messa tra parentesi delle informazioni e della memoria, un’archeologia del futuro in cui la prospettiva del raggelamento degli impulsi luminosi e magnetici non può che generare inquietudine.

Estratto dal testo “Black Out/White Out” di Maria Teresa Roberto, per la mostra “Waves” Enrico Iuliano + Nicola Ponzio, Riccardo Costantini Contemporary, Torino, Settembre 2015.

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